Libro raccolta poesie “INFINITI OGGI” visto da Lella Buzzacchi

Sapete perché il Maestro Giacomo Parimbelli è un vero poeta? Perché sa scrivere versi come “Il tuo corpo / è come colla fluente / sul mio pinocchio di legno” e non solo: ogni lirica di questa nuova silloge racchiude perle preziose. Ed è un poeta con una marcia in più, perché è anche un “buon sonator” dalle “mani come una nevicata”: oltre che con le parole infatti si esprime per professione con le note della sua chitarra.

Non era forse un cantore, l’antico aedo che accompagnava il suo carme con la cetra (in greco antico: κιθάρα, kithára)? Poesia e musica nascono assieme. La poesia è musica!

Dunque note, melodie, musicalità restano anche nei versi “Or dove il vento le fronde agita / e porta la sua massa fresca …” di dantesca reminiscenza, in cui spesso a cantare è l’endecasillabo.

Ma quanto allo stile andiamo con ordine – cronologico: le risonanze dantesche aprono la raccolta, però occorre risalire molto più indietro, addirittura all’eco biblica “Come rugiada tu sei”; alla lingua dei nostri padri di cui il poeta fa volentieri uso con “De nevicatione”, “Naturalia”, “Profetarum”, rivelando il suo amore per il Latino, per poi richiamare, sia nei singoli vocaboli che nelle cadenze, le laudi, Jacopone da Todi, il Dolcestilnovo, in una sorta di rifacimento in chiave post-moderna di un ideale medioevo; declina anche barocche ridondanze come ribellamento, primavenenda, cominciamento, e numerose sono anche le sonorità ottocentesche, come mar, guardar sonar sentir …

In un’alternanza tra classicità e strutture libere da ogni legame metrico, il poeta trascende regole e schemi tradizionali per creare un suo idioma, fatto di antico e moderno, sì, ma anche di invenzioni come, credulenza, fintato, nasconsive …  Pur non disdegnando cadenze prestabilite, si dà ad una poetica della parola dove a farla da padrone sono le assonanze, insistentemente ricercate in liriche come “Del non utile” o “Osservanza”:  “Danza della tolleranza con attorno / al detto precetto / dell’uomo perfetto …”

E oltre alle assonanze, cui si affiancano i giochi di parole, va sottolineata la sottile vena ironica, che ritroviamo per esempio in “Catechismo”: “Catechismo consulenza / sul mio nichilismo”, … tolto il crocione appassito / del verbo sfiorito”, … “Catechismo di finto lirismo” …

Queste rime fanno pensare che il poeta si voglia divertire, con i suoni e gli apparenti non-sense, con forme desuete o arcaiche che forse sono il suo modo di resistere nella propria verità contro le suggestioni e le mode del momento.

E che cos’è la verità di Parimbelli? Una realtà sfaccettata, come si addice ad un artista poliedrico dall’animo raffinato e nostalgico, che traspare chiaramente dalla sezione TEMPI, in cui il poeta ripercorre il tempo dell’ infanzia e della giovinezza con brevi ma lapidarie liriche, che in poche pennellate riescono a dipingere quadretti perfetti, come in “Bimbi”: “poi vanno dietro gli alberi / uguale a chi va nelle Americhe”, come in “La Maestra”: “lei ci ha insegnato il resto della vita”, o “e così fibrillando cerco / il primo maestro / per avere sempre aperto il primo giorno di scuola”.

Il paesaggio dipinto dal poeta si libra spesso tra l’età dell’oro dell’infanzia e una mitologia personale visionaria, però è anche realistico: narra un vissuto che è di tutti noi. Splendida a tale proposito “la BIC anni 70” che ci riporta – quale che sia la nostra età – ai nostri ricordi di bambini “con i cappucci neri rossi e blu”.

E’ un paesaggio dai molti toni e colori, che descrive mirabilmente e sempre con rapide pennellate luoghi come il mare, la pianura, la città. Da “Gabbiani di città”, “aperte le ali / come quadri dipinti appesi nel cielo / … non siete creature di città / ancora fatte di potenti ed irriducibili voli”.

Labirinti di pensieri e immagini, di viva presenza nelle cose, evocazioni e memorie autobiografiche fanno vibrare le corde della sua chitarra lirica nella meraviglia dell’esserci, come poeta e come musicista. C’è una luce gentile e concisa in questi versi, che dona loro un’energia carica di spiritualità: “eppure dentro / la chiesa mi sentivo / a guardare le arcate del cielo”.

Classico ed ironico, Parimbelli si esprime anche con frammenti, dettagli quotidiani, come in “Naturalia”: sono composizioni anche di soli due versi, come pensieri annotati sui foglietti che tiene in auto, in tasca, per non farsi scappare l’ispirazione che può venirgli in ogni momento. Ma quale concisione lirica in quelle poche – polite parole!

Nei tanti rivoli in cui si espandono questi INFINITI OGGI: ANIME, LUOGHI, TEMPI, CUORI, NATURE, TECNICI, POETICI scorre una grande sensibilità unita alla maestria poetica, in una saggezza di adesione all’esistenza e alle diverse bellezze che essa ci può donare: “Da questo noterai come i giorni inutili / siano quelli più divini”.

Insomma, è impossibile annoverare tutti i versi incisivi di questa raccolta perché bisognerebbe riscriverli tutti: non resta che leggerla – e rileggerla – in toto per apprezzarne e goderne la grande qualità.

Lella Buzzacchi

10.07.2017

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